Il nostro modello: osservazione psicomotoria e logopedica

6613b2ad_user • 28 luglio 2026

Il nostro modello di accoglienza per l’esame e l’osservazione psicomotoria e logopedica

L’équipe multiprofessionale Aretè ha individuato una modalità specifica e funzionale per accogliere la richiesta di ogni osservazione psicomotoria e logopedica. Il nostro agire, condiviso da tutti i professionisti del centro, si fonda su un principio chiaro: lo sguardo e l’azione di ciascun adulto di riferimento per il minore (professionisti, genitori e insegnanti) hanno un valore inestimabile. Ognuno, nel proprio ruolo e con le proprie competenze, può contribuire al benessere del bambino o del ragazzo attraverso pensieri e azioni condivise.

Ecco perché, quando arriva una richiesta di osservazione psicomotoria o logopedica, l’équipe si attiva immediatamente proponendo un lavoro in compresenza: ogni osservazione vede sempre affiancata alla logopedista o alla psicomotricista una delle quattro psicologhe del nostro centro.

Ci guida la convinzione che ogni bambino e ragazzo sia inserito in un contesto familiare in cui si costruiscono le relazioni fondamentali per una crescita armonica. Se da un lato la psicomotricista e la logopedista entrano nello specifico per definire il profilo delle risorse e delle difficoltà del minore, dall'altro diamo profondo valore ai legami che caratterizzano la relazione tra genitori e figli. Lo sguardo della psicologa, attraverso strumenti specifici, permette di cogliere le dinamiche relazionali e familiari, oltre a eventuali difficoltà o resistenze che possono emergere durante l'anamnesi, le osservazioni e la restituzione finale.

Questo approccio ci consente di offrire alle famiglie una restituzione completa non solo delle competenze del minore, ma dell'intero nucleo familiare. In questo modo possiamo offrire un supporto concreto e un accompagnamento alla funzione genitoriale nei momenti più critici. Si viene così a creare un rapporto di fiducia reciproca con i professionisti, che facilita il processo di cambiamento e trasformazione e ci unisce in un pensiero di cura condiviso verso gli obiettivi da raggiungere.


Perché in Équipe Aretè lavoriamo SEMPRE in compresenza?


Quando una famiglia ci chiede un’osservazione logopedica o psicomotoria per il proprio figlio, non attiviamo mai un solo professionista. Ogni osservazione vede affiancate la logopedista o la psicomotricista e una delle nostre quattro psicologhe.


Perché questa scelta? 


Crediamo che un bambino o un ragazzo non sia mai un elemento isolato, ma faccia parte di un sistema di relazioni fondamentale: la sua famiglia.


Come funziona il nostro approccio:


  • La logopedista e la psicomotricista delineano nel dettaglio il profilo di funzionamento del minore, individuando risorse e difficoltà specifiche.

  • La psicologa osserva e accoglie le dinamiche relazionali tra genitori e figli, valorizzando il clima familiare e cogliendo eventuali fatiche o resistenze fin dalla prima anamnesi.


Grazie a questa sinergia possiamo offrire ai genitori una restituzione davvero completa, che non guarda solo alle competenze del singolo, ma abbraccia l'intero nucleo familiare.

In questo modo sosteniamo la genitorialità nei momenti più delicati e costruiamo fin da subito una forte alleanza di fiducia, lavorando insieme verso gli stessi obiettivi di crescita e benessere. 

Vuoi saperne di più sul nostro metodo o prenotare un primo colloquio? Contattaci in DM o visita il nostro sito!


Autore: 6613b2ad_user 28 luglio 2026
Formazione edu
30 giugno 2026
Che cosa unisce linguaggio e separazione, due parole che sembrano così distanti nel loro significato. Linguaggio è comunicazione e la comunicazione è il mezzo per unire, collegare, mettere in contatto e non certo separare. Nonostante ciò esiste una relazione tra loro e per scoprirla dovremo fare un viaggio nel tempo e tornare a milioni di anni fa, quando l'uomo ha iniziato a parlare. Anche il linguaggio ha avuto un'evoluzione, l'uomo primitivo non si è svegliato una bella mattina e ha iniziato a parlare. Ci sono molte teorie, in reciproco contrasto, ma io vorrei brevemente parlarvi della suggestiva ed interessante teoria della dottoressa Falk, una paleoantropologa americana che collega il bipedismo, cioè il momento in cui gli uomini hanno iniziato a camminare su due gambe, all'articolazione dei primi suoni. La dottoressa Falk ipotizza che nel momento in cui gli uomini primitivi passarono dalla posizione a 4 zampe alla posizione eretta si verificarono molti cambiamenti fisici e organici. Tra questi, quello che interessa il linguaggio, è la laringe che cambiò la sua posizione permettendo così la produzione di una più ampia gamma di suoni rispetto ai primati. L'altro cambiamento fondamentale fu il restringimento del canale del parto, questo associato all'andatura eretta, rese il parto estremamente doloroso e pericoloso. Come spesso accade, questa situazione critica fu risolta da una mossa evolutiva equilibrante: solo i cuccioli più piccoli, meno sviluppati sopravvissero alle ordalie del parto. A causa però della loro immaturità fisica, a questi neonati mancava la capacità di aggrapparsi alle madri senza essere sostenuti, una capacità che i cuccioli delle scimmie antropomorfe sviluppavano molto rapidamente. Prima dell'invenzione del marsupio, le madri non avevano altra scelta che portare i loro cuccioli indifesi appoggiati sui fianchi o tra le braccia. E, cosa ancor più importante, erano costrette a mettere giù i loro neonati mentre raccoglievano il cibo. Senza alcun dubbio i cuccioli, separati dalle loro madri, si saranno agitati, avranno iniziato a gridare e le mamme preistoriche avranno tentato di calmarli producendo i primi suoni e le prime parole dei nostri progenitori. Così ebbe origine, secondo la teoria della dottoressa Falk il linguaggio. Possiamo quindi affermare, rifacendoci a questa teoria che il linguaggio è emerso grazie alla separazione, dal bisogno che le madri all'origine della specie hanno avuto nel dover consolare i propri piccoli poggiati a terra. Sono passati milioni di anni e adesso l'uomo ha nel proprio DNA la capacità di parlare, ma tutt'oggi la separazione ha ancora un ruolo fondamentale nello sviluppo linguistico dei bambini. Vediamo come. Quando nasce un bambino, come il cucciolo nostro antenato, non sa parlare, non ne ha bisogno, c'è la mamma vicino a lui che se ne prende cura, soddisfa tutti i suoi bisogni primari: lo nutre lo protegge. Quando il bambino inizia a crescere e la madre o il caregiver si cominciano ad allontanare, il seno viene sostituito con il biberon poi con la pappa e quindi la mamma o chi per essa inizia ad allontanarsi da lui, a separarsi per breve tempo per andare a preparare il necessario lasciandolo nella sdraietta o nel lettino da solo per poco tempo e il bambino, come il cucciolo primitivo, inizia a piangere, a strillare perchè pensa che lo abbiano abbandonato. Allora la madre usa la voce per rassicurarlo, per fargli capire che non è sparita, si è solo allontanata, ma che presto tornerà. La voce, il canto riempiono il vuoto della distanza e il bambino si calma, si rassicura come ipotizzato dalla dottoressa Falk. Intorno al 4-5 mese il bambino inizia a rispondere a quelle voci facendo i primi tentativi vocalici, impara a gorgogliare e ad emettere suoni gutturali o simili per proprio divertimento. La coppia genitoriale inizia ad attribuire senso e significato a tali suoni recandosi da lui e se inizialmente non possono sapere con esattezza quale sia il loro vero significato, nel tempo lo aiutano a compiere i primi passi verso l'interazione sociale e la comunicazione. Verso i 6 mesi il bambino inizia a “lallare” cioè inizia a ripetere sillabe semplici come consonante-vocale, che non hanno ancora un significato ma è compito dell'adulto rinforzare e associare quel suono ad un oggetto, persona o azione, dargli quindi un significato. La parola lallazione deriva dal latino LALLATIO che significa “canterellare” ed infatti queste produzioni di sillabe sembrano proprio una cantilena. Mentre i bambini imparano la lingua, i genitori parlano con loro in un modo speciale, conosciuto come linguaggio bambinesco, linguaggio musicale o MATERNESE. Fin dalla nascita i neonati riconoscono la voce della madre, anche se non è più attenuata dal liquido amniotico. Il feto e il neonato non capiscono il significato delle parole, assorbono invece le intonazioni, i ritmi e la musicalità della voce materna e queste sono le prime caratteristiche su cui si basa l'apprendimento del linguaggio : la MUSICALITA', la PROSODIA. Il bambino intorno ai 7-9 mesi inizia a gattonare, altra tappa importante perchè in questa fase il bambino inizia a spostarsi, ad ALLONTANARSI fisicamente e autonomamente per esplorare e conoscere lo spazio e gli oggetti che lo circondano. Il bambino si muove, guarda, tocca e il caregiver lo accompagna con la voce denominando cosa sta guardando, toccando o descrivendo cosa accade o facendo ipotesi su quello che il bambino vorrebbe fare. In questa fase il bambino non sa ancora parlare ma nel suo cervello avviene un processo fondamentale per la futura evoluzione del linguaggio che è la COMPRENSIONE. Il bambino inizia ad associare le parole udite agli oggetti toccati, alle azioni compiute, alle persone viste e le deposita nel cassetto della sua memoria. La successiva tappa è la DEAMBULAZIONE, il bambino ha circa 1 anno e la sua curiosità accompagnata da una migliore autonomia di spostamento lo porta ad aumentare la distanza dal caregiver per esplorare maggiormente lo spazio e di conseguenza le conoscenze. Il linguaggio dei genitori diviene sempre più ricco e variato. La comprensione aumenta e compaiono le PRIME PAROLE. Da questo momento la crescita del linguaggio sarà esponenziale, il bambino che ad un anno produce circa 10 parole, a due anni ne produrrà tra 200 e 300 per giungere a tre anni in cui sarà in grado di produrre circa 1000 parole e formulare semplici frasi. Possiamo concludere osservando che esista un rapporto direttamente proporzionale tra il linguaggio e la separazione: nella sdraietta il bambino emette suoni vocalici, gorgoglii, mentre gattona inizia a lallare ed infine quando impara a camminare emergono le prime parole. PIU' IL BAMBINO SI ALLONTANA E MAGGIORI PAROLE PRODUCE. Quando i bambini sono piccoli e non sanno ancora parlare è importante che i genitori insegnino parole, verbi, frasi ma diano anche voce alle loro emozioni, agli stati d'animo per costruire un vocabolario emotivo più ampio possibile perchè il linguaggio possa diventare, quando saranno adulti lo strumento per potersi esprimere, per affrontare le separazioni e i cambiamenti.
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